Ebbene sì, bambini del nido, d’ora in poi potete litigare senza che nessuno  cerchi di farvi smettere, ma non proprio come volete voi, dovete avere… metodo!  Ce ne parla il pedagogista Daniele Novara, fondatore del centro psicopedagogico per la pace e la gestione dei conflitti, il CPN, Istituto specializzato nei processi di apprendimento in situazioni […]

Ebbene sì, bambini del nido, d’ora in poi potete litigare senza che nessuno  cerchi di farvi smettere, ma non proprio come volete voi, dovete avere… metodo! 

Ce ne parla il pedagogista Daniele Novara, fondatore del centro psicopedagogico per la pace e la gestione dei conflitti, il CPN, Istituto specializzato nei processi di apprendimento in situazioni di conflittualità, nel suo libro “Litigare con metodo”, un manuale teorico-pratico che ho trovato molto interessante per orientare il nostro operato al nido.

Se ci sentivamo tranquilli e sereni ad intervenire appena si paventava anche solo minimamente la possibilità di un litigio con un bel “Bambini, non si litiga !!!”, ora le cose si fanno più difficili per noi educatori… ma la sfida è il nostro mestiere.

Non sto qui a dilungarmi sulle ragioni socio-culturali che ci hanno spinto a ostracizzare con tanta forza i litigi tra bambini (anche se mi piacerebbe … magari in altro articolo), e a creare il mito del “bravo bambino” che tutti vorremmo, perché vi invito a leggere il libro. Vi parlerò invece di come si possa gestire un momento di difficoltà relazionale tra pari in modo alternativo al classico “SMETTELA, ADESSO BASTA!” che per altro non risolve quasi mai niente, a parte placare il nostro senso di in adeguatezza educativo- interventista.

la contesa degli oggetti uno dei primi motivi di litigi


Il presupposto di base è semplice: l’educatore è regista, colui che ti insegna a fare “montessorianamente” da solo , non quello che ti ordina cosa non fare.

Detta così sembra facile, ma vi assicuro che non lo è per niente! Ci vogliono studio teorico, pratica e tanta autoironia e creatività per diventare i sapienti registi dei nostri piccoli attori maestri di improvvisazione.

I quattro punti cardine da seguire, i quattro passi che ci invita a seguire Novara sono i seguenti:

Due passi indietro:

  1. Non n cercare il colpevole

Il litigio può diventare un’occasione per stare insieme, per imparare a stare in relazione se non colpevolizziamo nessuno. Il colpevole lo facciamo cercare all’ispettore di turno, noi dobbiamo educare, non fare le multe.

2. Non imporre la soluzione

Quando si litiga non c’è la risposta esatta, ma la capacità di gestire la situazione. Non imporre soluzioni è la sfida più difficile per la maestrina che è in ognuno di noi. Anche qui meglio osservare il silenzio piuttosto che imporre rimedi.

Due passi avanti:

3. Far esprimere i bambini

Lo so, mi direte che stiamo parlando di bimbi del nido che parlano a mala pena o pochino, ma vi assicuro che se cercate di tradurre in parole le loro intenzioni e le reciproche divergenze sono in grado di capire. Il resto verrà sa sé.

4. Favorire la soluzione

Non importa che soluzione si prospetterà, spesso non coinciderà con quella che ci auguravamo, ma osservando le reazioni dei bambini ci accorgiamo che sono dei risolutori di conflitti molto competenti!

Se vi ho convinto approfondite la teoria con qualche articolo correlato o un libro (anche da noi lo trovi in prestito)

Ed ora a voi le prove pratiche… e le domande!

Se ti sembra interessante questa prospettiva ci sono molti altri libri dello stesso autore che posso consigliare e/o di altri psicologi e pedagogisti che ci illuminano la strada quando le vecchie teorie educative hanno bisogno di essere messe in discussione. Scrivi a info@ilmulinoavento.org o guarda la bibliografia nel sito


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